Che tra i due ci fosse feeling lo si era capito il 18 gennaio scorso durante il loro incontro al 10 di Downing Street. A distanza di un mese si può parlare di vera e propria intesa tra il premier britannico David Cameron e il presidente del Consiglio italiano Mario Monti. Lo si può dire alla luce della lettera firmata da 12 capi di governo e promossa dal tandem Cameron-Monti assieme al primo ministro olandese Mark Rutte, il cosiddetto “piano per la crescita in Europa” inviato tre giorni fa all’Ue.
Il nostro paese e il nuovo (pare rimpiazzato) ‘cugino’ d’Oltremanica hanno deciso di guidare un fronte compatto di paesi europei verso una svolta per quello che riguarda i rapporti di forza nell’Unione Europea. Dal rafforzamento del mercato unico europeo, soprattutto nel settore dei servizi alla creazione di un vero mercato unico digitale entro il 2015. Dall’istituzione di un mercato unico per l’energia “efficiente ed efficace” entro il 2014 all’impegno per l’innovazione e rafforzamento dello Spazio europeo della ricerca per integrare le risorse scientifiche dell’Unione Europea.
Dall’apertura verso gli altri mercati come Giappone, Sudamerica e Russia, accordi di libero scambio con India, Canada e paesi dell’Est europeo e dell’ASEAN e una maggiore integrazione economica con gli Stati Uniti, alla semplificazione delle regole e delle leggi europee e maggiore sostegno alle piccole imprese. Ancora, dalle riforme del mercato del lavoro per aumentare l’occupazione per la creazione di un mercato del lavoro europeo “più libero e integrato”, all’impegno per un settore dei servizi finanziari robusto, dinamico e competitivo. Nell’ordine sono queste le otto richieste espresse nella lettera al Presidente del Consiglio Europeo, Herman van Rompuy e al Presidente della Commissione José Manuel Barroso. Ecco, insomma, l’Europa che Cameron e Monti in primis vogliono realizzare partendo da un punto di partenza comune: la crescita.
Visti i presupposti ‘gemelli’ c’è già chi parla di controasse europeo, rispetto al ‘mostro a due teste’ Merkozy. Per Italia e Gran Bretagna questa alleanza ha una valenza importante. Se per il nostro Paese rappresenta una svolta politica oltre che economica perché suggerisce che l’Italia ritiene di aver fatto sufficienti concessioni al rigore e all’austerity made in Germany e che sia il caso di stemperare la rigidità imposta dal nuovo Fiscal Compact attraverso politiche che favoriscano la crescita per meglio sopportarne il peso. Per l’Inghilterra, invece come testimoniano i giornali britannici, che ha rifiutato il Fiscal Act, la lettera indirizzata all’Ue rappresenta una buona occasione per mostrarsi un po’ più europeista, ricucire lo strappo del vertice europeo di Bruxelles e guardare all’apertura del mercato tedesco.
Insomma, pare che in Europa s’avanzi un vero e proprio ‘fronte sviluppista’ che pare essere necessario anche all’indomani dell’accordo raggiunto sulla Grecia. Il nuovo programma di aiuti da 130 miliardi di euro, gestito da Ue, Bce e Fondo monetario internazionale, infatti, così come si presenta difficilmente basterà a risollevare le sorti del ‘malato’ d’Europa evitando il contagio. Senza considerare che la calma (apparente e momentanea) dei mercati si è raggiunta solo e soprattutto grazie a un super intervento della Bce. Marciamo quindi su un terreno instabile e i report riservati della troika parlano di “rischi considerevoli” ancora presenti.
L’austerity dunque non basta. C’è bisogno di crescita. Riusciranno Cameron e Monti con il loro piano a controbilanciare questa evidentemente insufficiente tendenza rigorista? Speriamo che le parole messe nero su bianco si trasformino in azioni.


